debolezze e fragilità maschili Lewis Howes

Virilità e vulnerabilità: quando gli uomini indossano una maschera.

C’è un grande tabù attorno al tema della virilità: all’uomo della nostra società non è permesso mostrare emozioni.

E spesso questo è un grande tormento, per la maggior parte degli uomini, che vengono letteralmente addestrati, fin da quando sono bambini, a indossare una maschera, per non destare sospetti e camuffare qualsiasi minimo cedimento emotivo.

La società li vuole forti e vincenti. E diciamolo: le donne li vogliono forti e vincenti. Perché anche alle donne è sempre stato insegnato che devono trovare l’uomo che le protegge, che sa sempre cosa fare, che provvede a loro.

Risultato? Una totale mancanza di comunicazione.

Uomini frustrati, che trasformano in aggressività manifesta o repressa tutto ciò che sentono, magari portandosi dentro dei segreti che sentono come macigni e che non sanno a chi e come confidare.

E donne insoddisfatte, che si trovano di fronte compagni, genitori, colleghi di lavoro freddi e distaccati, apparentemente insensibili ed egoisti. Perché nessuno ha insegnato agli uomini come fare, come comunicare ciò che sentono dentro.

 

Lewis Howes: la storia al rovescio di un “maschio alfa”

Lewis Howes mascolinità e fragilità

Lewis Howes è quello che tutti gli uomini sognano di essere: bello, atletico, campione di football americano e pallamano, autore, imprenditore di successo, idolatrato dalle donne e super-richiesto da network televisivi e trasmissioni online….. il tipico “maschio alfa”, per così dire.

Pensava anche lui di avere tutto, fino a quando, 4 anni fa, si è trovato ad attraversare uno dei momenti più oscuri della sua vita, che l’ha obbligato ad affrontare tutti i fantasmi del suo passato e a interrogarsi su cosa significasse davvero essere uomo.

Scoprendo una cosa sorprendente: tutto ciò che aveva ottenuto, ciò che possedeva e credeva di avere in mano non lo rendeva veramente felice. L’unica cosa che avrebbe potuto guarirlo era..

..darsi il permesso di essere vulnerabile.

E mostrare questa vulnerabilità al mondo, liberando tutto il dolore che aveva vissuto e provato, fin da bambino.

Da qui, le tante conversazioni raccolte e scambiate con tantissimi altri uomini, che soffrivano dello stesso “male”, e un libro, “The Mask of Masculinity”, La Maschera della Virilità.

Non posso raccontare meglio questa sua esperienza, se non traducendo la bella intervista rilasciata a Marie Forleo, che devo ammettere: mi ha emozionata. Perché è nuda e cruda e non risparmia dettagli scomodi.

E mi sono resa conto di quanto sia difficile per gli uomini, ancora oggi, essere accettati con tutte le loro fragilità e di quanto questa deprivazione di espressione possa arrecare danno, a loro e alle persone che li circondano. Di quanto io stessa, come donna, faccia fatica nello scoprire le debolezze di un uomo. Ed abbia allo stesso tempo una sorta di nostalgia estrema, di vedere uomini che si esprimono in tutta la propria interezza.

Di seguito il video dell’intervista completa, se non temi l’inglese e hai 30 minuti di tempo. Altrimenti, sotto al video ho tradotto liberamente gli estratti più salienti.

Se sei un uomo, se ti rivedi nascosto dietro qualche “maschera virile”, prenditi del tempo per leggere. È lungo, lo so, però vale davvero la pena. Ci sono punti molto intensi e dolorosi nel racconto, ma aiutano davvero a rivedere la virilità sotto una nuova luce.

Se sei una donna, fermati per comprendere come gli uomini siano vulnerabili, sensibili ed emotivi e come a volte soffrano per non essere in grado di trovare un modo per esprimersi, sentendosi allo stesso tempo giudicati se non risultano “abbastanza virili”. Siamo pronte, noi donne, ad accogliere le loro fragilità?

[libera traduzione delle parole di Lewis Howes]

Una vita orientata ai risultati

L’ispirazione per il libro è arrivata da un dolore profondo di cui ho iniziato a parlare qualche anno: in tutta la mia vita mi è sembrato di aver bisogno di raggiungere obiettivi per inserirmi, per essere accettato, accolto come parte della comunità, che fosse a scuola, con i compagni di classe, con i compagni di squadra, nel mondo del business.

Così, mi sono davvero concentrato sui risultati ed ha funzionato. Quella spinta mi ha permesso di ottenere diversi risultati, ma ogni volta che li ottenevo non mi sentivo mai felice dentro, gratificato davvero. Non ho mai avuto pace interiore, mi sentivo come se fossi sempre solo, sempre insofferente, risentito, arrabbiato, nel momento stesso in cui ottenevo il risultato, quasi come se in quel momento fossi meno felice di prima. E non ho mai capito perché.

Così mi dicevo: ho bisogno di obiettivi più grandi, non sogno abbastanza in grande! Tra i 20 e 30 anni, ho continuato a spingere e ogni volta che raggiungevo qualcosa, non era comunque abbastanza dentro di me. E non capivo.

Pensavo che fosse semplicemente come funzionavano le cose: questo era quello che ero, la vita funzionava così. E non ho mai avuto consapevolezza, fino a 4 anni e mezzo fa, quando tutto si è stravolto.

Il momento in cui ho toccato il fondo.

Stavo raggiungendo i livelli più alti nel mio business. Atleticamente avevo il ruolo dei sogni nel team di pallamano, avevo la ragazza perfetta e un sacco di soldi. Ma ero in un momento terribilmente oscuro, dentro. Non sapevo come gestire il mio mondo interiore. Il mio mondo esteriore andava bene, ma quello interiore era malato.

Non importa cosa sta accadendo fuori. Niente può risolvere il profondo dolore che c’è all’interno e che tante volte non si vede. Molte persone orientate al successo, di solito vengono da dolori molto profondi e da cose che hanno bisogno di provare, a se stesse o agli altri. Questo è ciò che è successo a me.

In quel momento, ho preso la decisione di trasferirmi a Los Angeles per seguire una ragazza di cui ero innamorato. Ero indeciso se farlo o meno, ma ho provato a seguire il mio intuito.

E ne sono felice, perché mi ha permesso di aprirmi e collegarmi al lato più oscuro di me. La relazione è diventata tossica, perché non sapevo come comunicare emozionalmente ed esprimermi in un modo salutare. Quindi quando le cose non andavano bene, pensavo di non poterne nemmeno parlare con lei, mi sentivo come se non fossi in grado di dirglielo.

Ciò che facevo era prendere tutta quella rabbia e riversarla nel mondo. Non mi arrabbiavo con lei, prendevo tutto e lo buttavo nello sport quando giocavo a basket, nel business, con gli amici. Ed ero molto adirato, risentito. E ho iniziato ad essere aggressivo con chiunque. Era come se dovessi sempre difendermi.

Il fatto è che mi è capitata una vera rissa su un campo da basket. Quello ha veramente stravolto il mio mondo perchè avrei potuto perdere qualsiasi cosa. Per mesi era come se guardassi le persone cercando un pretesto per fare rissa con loro, avevo quel tipo di aggressività. Alla fine, su un campo da basket è accaduto. Mi sono dato la giustificazione che lui mi aveva colpito per primo. Ma non ho saputo quando fermarmi. E quando mi hanno tirato via dalla rissa e ho guardato il ragazzo e visto sangue dappertutto, sul suo volto, sulle mie mani, ho iniziato a tremare.

Mi sono detto “Che cos’ho fatto?”. C’era la stazione della polizia dall’altra parte della strada. Mi dicevo “Cosa succederebbe se andassi in prigione?” Sono corso a casa come un codardo. Non potevo nemmeno guardare il ragazzo in faccia e nessun altro. A casa ho lavato le mani, mi sono guardato allo specchio e mi sono detto: “Chi sei?? Cosa stai facendo? Perché sei così arrabbiato?”

L’inizio del viaggio interiore

Lewis Howes

Questo è stato il motivo per iniziare a guardarmi dentro. Mesi e mesi di questa relazione tossica, questo essere aggressivo, costantemente sulla difensiva, quel momento mi ha fatto dire “Ok, devo capire come posso fare le cose in modo diverso”.

Da quel momento in poi, ho “frequentato” psicologi, coach, workshop sull’intelligenza emotiva, Ho chiesto ai miei amici, alla mia famiglia “Datemi dei feedback. Voglio sapere in che modo posso migliorare”. Per tanti anni non ho mai voluto che qualcuno mi dicesse come cambiare. Mi dicevo “È ciò che sono, accettatemi così”.

Durante quel processo di apertura di me stesso, ho visto un documentario: “La Maschera in cui vivi”.

Un documentario potente, che iniziava con le conversazioni con ogni tipo di uomo e ragazzo, su come siamo stati cresciuti e condizionati a diventare uomini in un certo modo.

Quando hai 7 anni e i tuoi genitori ti dicono che devi essere gentile con gli altri bambini a scuola, cerchi di esserlo e poi vieni chiuso dentro a un armadietto, dici “Ok. Non voglio più essere così, se non vengo accettato”. Non è capitato a me, ma succede a tanti ragazzi. Quando sono generosi, gentili, compassionevoli, si preoccupano, fanno vedere le loro emozioni, vengono derisi.

Nelle squadre sportive (dove giocavo) non era permesso esprimere emozioni, non era permesso piangere, perché gli uomini non piangono.

E quindi per inserirti con i coetanei, dovevi agire in un certo modo, per essere “cool”. Per me questo modo si è espanso in tutte le aree della vita. Non riuscivo a spegnere questo meccanismo dopo 3 ore passate in un ambiente di questo tipo e facevo così con la mia famiglia, con le ragazze, con i miei amici uomini. Non mi sono mai aperto con i ragazzi, non ho mai avuto un vero amico maschio cui raccontare qualsiasi cosa. Penso che il 50% degli uomini non abbia un vero amico con cui condividere pensieri ed emozioni.

Ho condiviso il mio segreto per cominciare a guarire

lewis howes coachQuasi 4 anni fa ho iniziato a dire alle persone che ho subito un abuso sessuale da un uomo quando avevo 5 anni; lì è quando ogni cosa è cambiata per me, perché quello era il segreto che non volevo condividere. E quel segreto si è manifestato attraverso una tossicità interiore, perché non sapevo come esprimermi in modo amorevole quando venivo ferito. Così l’opposto dell’amore è stata rabbia, aggressività, frustrazione. Quello era l’unico modo che conoscevo per comunicare quando sentivo dolore.

Quando ho iniziato ad aprirmi e condividere questa cosa con gli amici, con la famiglia e poi pubblicamente, beh, è successo qualcosa di incredibile: tanti uomini si sono aperti con me.

Ero terrorizzato di dire alle persone cosa mi era successo perché mi vergognavo, mi sentivo in colpa, insicuro, mi sentivo come se nessuno mi potesse amare ancora, non mi avrebbero accettato. Ma quando ho iniziato a condividere, gli uomini mi hanno confidato i loro più profondi segreti, le loro insicurezze più grandi, il loro dolore, le cose di cui soffrivano e mi hanno detto “Sai ti ho giudicato per così tanto tempo…e adesso mi fido ciecamente di te.”

Più ho iniziato a condividere, più ho iniziato a guarire. E meno quei momenti di insicurezza hanno preso il sopravvento su di me. Potevo riprendermi il mio potere ed è stata una transizione incredibile.

Vincere a tutti i costi per non perdere il senso di identità

Io vengo da una concezione vinci-o-perdi.. Dovevo vincere negli sport e quando perdevo era un attacco alla mia identità, che mi diceva che non ero bravo abbastanza. E così in tutte le altre aree della mia vita.

Dovevo avere sempre ragione, anche quando avevo torto, nelle relazioni e nel business. E mi ha portato i risultati che cercavo, ho vinto un sacco e ho avuto ragione un sacco ma mi ha fatto sentire molto solo, perché stavo facendo soffrire le altre persone in quei momenti.

Cosa possono fare le donne?

Le donne hanno un sacco di relazioni con uomini differenti: può essere tuo padre, il tuo ragazzo, tuo fratello, i tuoi figli. Penso a un sacco di conflitti che accadono nel mondo adesso e si vedono nei media: odio, rabbia, paura che gli uomini hanno, violenza e abusi sessuali, violenza domestica, il disagio politico, il conflitto.

Questi sono tutti membri della società, tutti questi uomini sono parte della vita di una donna. Ci sono uomini arrabbiati, protettivi, aggressivi passivi. Se le relazioni con gli uomini della tua vita stanno soffrendo, se senti che tuo padre non è mai emozionalmente disponibile, è distante e non riesci a connetterti e condividere come ti senti, se vedi che tuo marito non è lì per te o non è capace di mostrare emozioni quando sei più vulnerabile e sensibile ed è freddo e sulla difensiva, se vedi che i tuoi figli non ti guardano mai negli occhi, è importante che tu capisca prima il perché. Non dargli addosso per questo comportamento, abbi solo un po’ di compassione, comprensione e consapevolezza.

Avrai così tanta libertà e potere quando capirai perché gli uomini nella tua vita si comportano in quel modo. E questo è solo il primo passo, capire perché, senza dire se è giusto o sbagliato, chiedendoti “Ok, questo è il motivo. Cosa posso fare per connettermi con loro a un livello più profondo?”

Quando abbiamo consapevolezza e comprensione, possiamo cominciare ad avere un po’ più di compassione e pazienza, gli uni nei confronti degli altri.

È difficile togliere la maschera, quando hai i risultati.

Un destino di aggressività non è dato per nascita, è creato. Da piccolo pensavo di essere più sensibile di qualsiasi femmina del mio gruppo: dai 4 ai 7 anni piangevo di più, ero più emotivo, sensibile, riuscivo a sentire le energie. Sono sempre stato molto insicuro, e spaventato, da bambino.

Nonostante ciò è arrivato il condizionamento: i coetanei a scuola, quando i bambini ti prendono in giro per qualsiasi cosa. Poi le persone, i modelli che vedi. Tutto influisce.

Mi sarebbe piaciuto essere più capace e consapevole e dire qualcosa tipo ” Starò da solo e continuerò a esprimermi nel modo in cui voglio, non mi interessa se qualcuno mi deride”, ma non avevo la consapevolezza emotiva per dire cose di questo tipo.

E penso che molti di noi mettano delle maschere per cercare di inserirsi ed essere accettati dalla società. Ed è molto difficile tirare via la maschera, quando hai i risultati.

“Le persone sono come me, mi accettano, mi riconoscono per questa cosa che indosso. Perché devo toglierla?”

Ma quando soffri dentro e non hai pace interiore, è quello il momento in cui ti guardi e ti dici “Chi sono? Come posso andare avanti in modo diverso?”

E le maschere continuano a saltare fuori; hai bisogno di tenere la consapevolezza vigile per evitare che si intrufolino quando meno te lo aspetti. Per me è la maschera dell’aggressività. Penso di essermi raccontato per molto tempo la storia che ho subito un abuso, che sono stato deriso, che ero sempre l’ultimo, che nessuno mi voleva. Mi sono detto “Diventerò così grande, così forte, così potente, così orientato al risultato che le persone DOVRANNO accettarmi, vorranno sempre scegliermi per primo.

Essere sempre più consapevole, un giorno alla volta

virilità vulnerabilità Lewis HowesNon ho mai saputo come esprimermi in modo amorevole quando mi facevano saltare i nervi. Così ora, mi focalizzo ogni singola mattina: cerco di immaginarmi tutti gli scenari differenti nella mia giornata che potrebbero andare storti. “Come voglio reagire? Voglio infuriarmi o rispondere come un uomo amorevole, vulnerabile… come un essere umano?

Mi preparo. Mi dico “Posso reagire in questo modo: posso infuriarmi, posso reagire come l’uomo alfa nella stanza.. ma serve davvero? Mi fa sentire bene? No. Non serve alla mia visione, non serve all’umanità e non serve a me.”

Così continuo a lavorare per essere migliore, ogni giorno un po’ di più. Questo è tutto ciò che posso fare.

Non sono un uomo perfetto, nessuno lo è. È un processo, un cammino. Ho fallito, non solo come uomo, ma come essere umano, con tutte quelle maschere. Così, questo è stato un modo per tirare fuori tutti gli sbagli che ho fatto, cosa che succede a tanti ragazzi. E continuerà a succedere.

Quando ne diventi consapevole, quello è il momento in cui puoi cominciare a migliorare te stesso e l’umanità.

 

Per scrivere online, comincia. E basta.

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