potere delle parole

Il potere delle tue parole.

Fai attenzione alle parole che usi?

Non ci soffermiamo quasi mai a pensare all’energia che sprigioniamo attraverso le nostre parole.

Quando interagiamo con un’altra persona, pensiamo che basti trasmettere l’informazione e riteniamo che il colore che diamo alle parole sia qualcosa di secondario. Un inutile orpello, insomma: chi se ne importa se quello che ti dico è grigio, rosso o verde? Tanto hai capito il senso.

Ennnnonècosì. No davvero. Il tipo di emozione che trasmetti quando parli è ciò che conta davvero. E’ quella che arriva dritto al cuore, che crea l’atmosfera di quanto ti sto per dire. Se hai in mano il copione di una commedia e lo tratti come se fossero le notizie del TG, sicuramente perdiamo entrambi qualcosa. Tu perdi la possibilità di esprimere davvero i tuoi sentimenti. Io perdo la possibilità di ridere insieme a te.

Informare non è Comunicare

Sono due cose completamente diverse e possono dare risultati estremamente differenti.

Ne parlavamo nel Corso per Startupper di qualche mese fa: l’informazione è semplicemente un dato, una constatazione, qualcosa di oggettivo, che dò per certo. Puoi informare sugli orari del tuo negozio, su cos’hai mangiato per colazione, dove hai deciso di andare in vacanza. Crea di solito un flusso in una direzione sola: io domando, tu rispondi e dici come stanno le cose. Fine dei giochi.

Comunicare è tutt’altra cosa: è un confronto, è mettere sul piatto tutte le emozioni, le sfumature, i perchè e percome di quello che ti sto dicendo. E’ chiedere la tua opinione, aspettare una tua risposta. E’ CONDIVIDERE (comunicare = mettere in condivisione). E’ un flusso a due direzioni. Un continuo trasformare l’altra persona, ed essere trasformato a mia volta.

Le parole hanno un’energia.

Ogni parola ha un forte potere evocativo. Perché in diverse tradizioni si usano i mantra, le preghiere, le parole simbolo? Perché il significato stesso della parola può elevare o demoralizzare. Può creare o può distruggere.

Prova a ripetere per un minuto dentro di te parole come “serenità, pace, armonia”.

Ora, prova a ripetere per un minuto parole come “terrore, ansia, panico”.

Noti cosa succede, nel tuo corpo? Non solo: ti accorgerai anche che il tuo stato d’animo cambia anche in base all’ordine con cui pronunci le parole. Se cominci con le parole più positive, sarai più sereno e radicato pronunciando quelle negative.

Se parti invece da quelle negative, ti sentirai più agitato e meno concentrato su quelle positive.

E’ per quello che consiglio sempre la “tecnica a sandwich”: quando occorre dire a qualcuno qualcosa che non va o che non ti piace, parti da una cosa che funziona, esprimi quella che non va e concludi con qualcosa che funziona. Sarà come avvolgere l’aspetto più ostico dentro a una calda coperta positiva…. ma soprattutto, farai capire all’altro la tua vera intenzione, che magari non è quella di iniziare una guerra, ma semplicemente di esprimerti apertamente e pacatamente.

Le parole hanno un’intenzione.

Cavolo sì. Le parole hanno delle intenzioni. Posso iniziare un discorso con il chiaro obiettivo di farti male. O di tenerti sulle spine. O di mostrarti “chi comanda”.

Oppure, posso iniziare un discorso con l’obiettivo di condividere un mio pensiero, una sensazione, per migliorare entrambi.

O ancora, posso parlare con il semplice intento di divertirti e farti sorridere, di informarti di qualcosa senza aspettarmi una tua risposta, di farti piangere, farti emozionare…

Perché a volte non riusciamo a far passare il messaggio che avevamo in mente? Capita che l’altra persona capisca Roma per toma.

Forse perché non ci siamo presi la briga di esprimere la nostra vera intenzione, all’inizio della conversazione. “Eh, ma l’altro dovrebbe capirlo, è adulto”

SBAGLIATO!

Nessuno è tenuto a immaginare, prevedere, capire cosa ti passa per la testa e il perché gli stai dicendo quello che gli stai dicendo. Si pensa sempre che occorra spiegare tutto solo ai bambini. Da adulti si danno molte, troppe cose per scontate, immaginando che sia inutile perdersi in quisquiglie o che l’altro dovrebbe leggerci nella mente. E invece, siamo tutti semplici esseri umani, assetati di relazione. Le “inutili quisquiglie” sono proprio quelle che creano i legami.

Mi capita spesso di fare delle domande ai miei clienti, per andare un po’ più a fondo di ciò che mi raccontano. A volte vedo nei loro occhi un attimo di perplessità, come per dire “Perché mi stai chiedendo questa cosa?”. Ed è lì che mi affretto a chiarire la motivazione e soprattutto l’intenzione della domanda, di cui non devono avere timore, perché servirà per andare al livello successivo del nostro videogame. E allora vedo che si rilassano, si aprono e cominciano a lasciarsi andare con maggior serenità. L’intenzione delle parole. Cosa vuoi ottenere davvero, con le tue parole?

Le parole sono potenti

Comunichi anche quando non parli.

C’è un detto che dice:

“Se non sai cosa dire, è meglio che non dici niente.”

Sagge parole. Se non sai cosa dire.

Perché se sai cosa dire, ma non lo dici, l’energia delle parole che ti tieni dentro emerge, eccome. La parola non è altro che un pensiero che prende forma e diventa voce, o scritta. E’ un’energia che già esiste, dentro di te, anche solo nel momento in cui te la ripeti mentalmente. Quando ti perdi nei tuoi dialoghi interiori stai già usando delle parole, che hanno un effetto immediato sul tuo stato d’animo e anche su quello di chi ti sta attorno, perché il tuo modo di agire, e di esprimerti, sarà inevitabilmente influenzato da quello che ti tieni dentro.

Prova a pensare a un momento in cui hai covato rabbia e risentimento, per un lungo periodo di tempo, senza trovare però il modo o il coraggio di esprimerlo all’esterno. Come ti sei sentito? Che qualità avevano i tuoi pensieri, le tue azioni, le tue parole in quel momento? Sicuramente erano arrabbiate, trattenute, nervose, esattamente come ciò che sentivi dentro.

Quindi sì, comunichi anche quando non parli. Ed è per questo che sono una fervida sostenitrice dell’espressione personale, ancora meglio se ciò che mi viene da dirti te lo dico nel momento esatto in cui mi viene voglia di dirtelo (frase contorta…..la mia intenzione qua è di ingarbugliarti un po’ le idee ;-P)

Intendo dire: tutti abbiamo una saggezza interiore che ci guida. Se ci alleniamo ad ascoltarla, sappiamo quando è il momento esatto di dire qualcosa, quando di aspettare, quando di farlo in maniera chiara e diretta, quando di usare molto tatto e attenzione. In poche parole, l’espressione personale è un dono naturale, che ci è stato dato per condividere con il mondo esterno ciò che succede nel nostro mondo interiore.

A volte senti la necessità di tirare fuori, altrimenti rischi di implodere (l’energia da qualche parte deve scaricarsi), oppure di essere frainteso nelle conversazioni a venire, ma soprattutto non permetti all’energia di trasformarti e trasformare la realtà che ti circonda. Sì, a volte può essere un po’ turbolento il processo, ma quale trasformazione o nuova nascita non lo è  ;)? (e a proposito di nuove nascite, guarda che bella esperienza ho fatto questo weekend, insieme alla meravigliosa Lucia Merico)

Emozioni e intenzioni….. in forma scritta?

C’è chi sottovaluta il potere di uno smiley o dei puntini di sospensione :)……… Chi magari li ritiene infantilismi, o vezzeggiativi da femmine; in realtà, la punteggiatura, le emoticons e quant’altro abbiamo a disposizione sono strumenti che ci possono aiutare moltissimo a creare il frame di una conversazione scritta e quindi a delineare l’intento e l’emozione di ciò che ti sto dicendo, anche se non mi vedi in faccia.

Se io scrivo:

“Vai a prendere il latte per favore.”

oppure

“Potresti andare a prendere del latte, per favore :)??”

cambia qualcosa? Secondo me, tantissimo. Il primo è un comando. Viene usata una forma verbale categorica, un imperativo (…e fammi dire quello che le maestre mi ripetevano fino alla nausea!). Non ti sto chiedendo di prendere il latte, lo sto dando per assodato. Anche se uso il “per favore”, che dovrebbe smorzare. Ma è l’emozione e l’intento della frase che conta. Sembra che non ci sia nessuna volontà di dialogo e che non mi interessi ciò che pensi tu. Dico “sembra”, perché potrebbe non essere questo il vero intento; però, in base alla modalità di scrittura, è ciò che viene percepito.

Nel secondo caso, ti sto chiedendo qualcosa. Sto usando un condizionale, sto facendo una richiesta e te la sto facendo col sorriso sulle labbra. Ti lascio spazio per dirmi “Guarda, non ce la faccio ora, va bene lo stesso se vado più tardi?”. Sono aperto a un dialogo. Lo comprendi e mi rispondi con calma. Si percepisce rispetto reciproco.

Il significato è lo stesso, cambia completamente l’intento e l’energia delle parole. E di conseguenza, cambia la relazione fra le due persone.

Sì, ma l’altro non capisce lo stesso

Ok, succede: fai attenzione alle emozioni e all’energia delle tue parole, esprimi il tuo intento eppure dall’altra parte non arriva il messaggio che avresti voluto. Capita. E questo perché, come in ogni relazione, nella comunicazione si è in due. Due individui diversi, con storie personali, educazione, convinzioni e metodi magari opposti, come dicevo nel post precedente.

Succede spesso, per esempio, che ci siano alcune parole particolari che fanno scattare una persona e lasciano totalmente indifferente un’altra. Come un grilletto (i famosi trigger). E questo dipende da moltissimi fattori, tra cui esperienze di vita personale, magari dell’infanzia o dell’adolescenza.

Se hai fatto del tuo meglio per farti comprendere e non ci sei riuscito, pazienza, è comunque una lezione che serve ad entrambi. Tu puoi capire ancora meglio cosa non ha funzionato nella comunicazione e l’altra persona può comprendere cosa l’ha fatta scattare in quel modo, e viceversa. Non si perde mai, semmai si impara entrambi.


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Isabel Colombo Comunicazione dal CuoreSono Isabel Colombo, una laurea in Scienze della Comunicazione e 10 anni “a zig-zag” nel mondo della Comunicazione.

E una passione sfrenata per il mondo interiore, le relazioni umane, l’evoluzione personale.

Oggi sono Consulente di quella che io amo definire Comunicazione “dal Cuore”: insegno ai professionisti a esprimersi autenticamente attraverso la loro attività e li guido nella scelta degli strumenti giusti per farlo. Non sono una psicologa, né una coach.. semplicemente, penso che il cuore abbia proprio una bella forma!

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