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Psico-Brand: conoscere le proprie paure attraverso gli strumenti di comunicazione.

Seguendo professionisti (e persone) di ogni tipo e area lavorativa, mi sono accorta di quanto l’approccio verso gli strumenti di comunicazione e promozione di sé siano una sorta di “psicanalisi fai-da-te”.

Quando un cliente mi dice che vuole “fare Personal Branding” e aprire un sito web o un account Facebook, LinkedIn, Instagram…… non sa che in realtà sta per cominciare un vero processo di pulizia interiore

 

pulizie primavera Isabel Colombo

Psico-branding!

Gli strumenti di comunicazione ti possono dare l’opportunità, se la sai cogliere, di fare una sorta di pulizia dentro di te, delle tue dinamiche e delle motivazioni che spesso ti bloccano o sabotano, quando devi relazionarti con gli altri.

Tutto ciò che fai online è la rappresentazione virtuale dell’idea che hai di te stesso, della tua personalità, del tuo modo di comunicare e interagire, anche e soprattutto con gente che non conosci. Potremmo dire, del tuo modo di affrontare l’ignoto e tirare fuori le risorse per farlo.

Posso dire che praticamente con tutti i clienti, il 90% delle sfide maggiori nella costruzione di un’identità da mostrare al pubblico è legato a convinzioni personali, timori relativi ad argomenti come l’esposizione di sé, il giudizio degli altri, la vulnerabilità….. e se la costruzione di un sito web si blocca a un certo punto, quasi sempre non è perché il fornitore non fa il suo dovere (a meno di casi speciali, ovviamente!)

Il più delle volte succede perché sono in atto meccanismi di difesa, che portano, per esempio, a procrastinare fino a perdere qualsiasi entusiasmo, oppure a diventare frenetici rispetto ad altre attività meno importanti, in modo da non avere più tempo per seguire attività prioritarie.

Mi piacerebbe quindi darti un punto di vista alternativo, più psicologico, per guardare con occhi nuovi la tua comunicazione e magari renderti conto di come mai, inconsciamente, non riesci ad andare avanti o hai ancora forti titubanze rispetto al da farsi. (Nota bene: spesso non attivi le difese in modo consapevole, anzi, potresti non accorgerti proprio! Per questo un punto di vista esterno può esserti molto utile.)

Ecco le affermazioni che possono limitarti in un’attività di Personal Branding e su cui occorre lavorare più in profondità per riuscire a sbloccare la situazione!

Le aree più difficili da affrontare

“Non voglio metterci la faccia”

Un grande classico: ti vuoi far vedere…. senza farti vedere 😀

C’è un’ambivalenza di fondo: da un lato senti la voglia e la necessità di essere riconosciuto, dall’altro però hai paura di “non piacere”.

Potresti sentire la difficoltà di esporti non tanto perché nascondi qualcosa, ma perché

esporti = prenderti la responsabilità

Mettere la faccia richiede una certa dose di sicurezza e assertività, ma soprattutto la certezza che, qualsiasi cosa accada, sarai in grado di gestirla.

Esporti online o con un’identità di Brand ben precisa ti può dare la sensazione di metterti alla mercé di sconosciuti che potrebbero apparire e criticarti dal nulla. L’idea di affrontare l’ignoto, in questo senso, può creare ansia e nascondere il tuo volto dà la sensazione di essere più protetto. Ma in questo modo, gli altri non ti vedranno… non potrai dare una forma chiara al tuo contenuto ed essere riconosciuto da chi sta cercando proprio te. (in senso buono!)

“Non ne so abbastanza per costruire la mia credibilità/autorevolezza”

Da un lato, hai il forte desiderio di essere “creduto”, di essere ritenuto vero, di valore, pieno di contenuto, affidabile, ma allo stesso tempo ti pesa provare questa credibilità o mantenerla nel tempo. Credi di non essere “abbastanza” bravo, “abbastanza” capace, “abbastanza” competente. Ti autosaboti ancora prima di cominciare, pensando che quelli che hai da dire non interessi a nessuno o pensando così di essere immune da potenziali critiche rispetto a ciò che dici, che sai o che fai.

Mettila così: c’è sempre chi ne sa più di te. Ma c’è anche chi ne sa MENO di te ed è a quel pubblico che devi puntare.

Il tuo valore non dipende solo da ciò che sai, ma anche da ciò che sei! Puoi anche saperne poco (e ammettere di essere in un percorso di crescita) ma il tuo valore personale è indubbio. Il tuo modo di fare, di essere è senz’altro diverso da quello di un’altra persona e ad alcuni questo può bastare. Spesso si vende per un feeling che si crea, più che per il prodotto in sé.

“Non riesco a decidermi sui colori del mio brand, ma anche sul nome. Meglio adesso o meglio prima? Non so decidermi.”

Il fatto di avere un Brand chiaro, definito, con colori specifici, logo, font, immagini selezionate, ti mette di fronte al tema dell’identità personale.

A volte è difficile definirti e limitarti in un’unica identità. Magari sei stato abituato ad essere “uno, nessuno e centomila…”, oppure c’è sempre stato qualcun altro a dirti chi dovevi essere e come dovevi apparire. Non ti sei fatto particolari domande, perché era più conveniente lasciar fare agli altri. Così adesso ti blocchi o tergiversi, quando occorre tirar fuori le tue caratteristiche personali.

pensare troppo

Continuo a vedere persone che hanno difficoltà a definire anche solo i colori del proprio Brand, magari vanno avanti per mesi solo per scegliere il logo o il nome!

A volte, sembra che “definirti” sia una limitazione della tua libertà. Identificarti ti dà la sensazione di non poter esprimere appieno le tue potenzialità e tutte le sfaccettature e ti pone davanti all’esigenza di fare un bilancio di chi sei, di guardarti dentro, perché devi avere ben chiare le tue intenzioni, i valori e desideri profondi, quello che vuoi davvero e la chiarezza con cui esprimerlo al tuo target. Cosa gli vuoi dire? Cosa vuoi proporgli? In che modo? Cosa ti aspetti come risposta?

Questo ti mette in mano una grossa responsabilità ed è come se non ti sentissi più libero di “sbagliare”, di dire “No ma io non intendevo questo, volevo dire un’altra cosa…..” perché una volta che dichiari qualcosa, devi poi in qualche modo mantenere le promesse, o quanto meno motivare con cognizione di causa un cambio di rotta.

Si tratta anche del tema della scelta: una volta che hai un’identità chiara, ci sarà una selezione naturale di persone che ti graviteranno attorno. Non potrai più “ambire” a chiunque, ma solo a chi è sulla tua stessa frequenza. E questo può darti la sensazione di una carenza, quando basi le tue valutazioni sulla quantità, anziché sulla qualità.

“Non sono costante nell’usare gli strumenti”

Le donne sono magari più inclini a una certa incostanza, che personalmente lego alla ciclicità insita nella natura femminile, perché sono più fluttuanti dal punto di vista energetico e hanno maggior bisogno e necessità di appartarsi, magari dopo una fase molto creativa ed esplosiva.

La costanza ha però a che fare con l’idea di impegno, di metterti in gioco per un periodo lungo, aspettando che i risultati arrivino, quindi c’è anche il tema dell’impazienza: se i risultati non arrivano, ti stufi di aspettare.

Oppure, hai paura di affrontare il fallimento: se i risultati non arrivano, pensi che stai sbagliando qualcosa, allora preferisci non fare più nulla, essere incostante piuttosto che vedere la realtà e capire che effettivamente ci sono degli errori che puoi modificare, oppure che è il caso di chiedere aiuto. Non vuoi sentirmi un debole o un fallito. Quindi, smetti prima.

“Voglio seguire tutto io, non mi piace delegare”

Qua c’è la tematica del controllo, della sfiducia o della paura dell’inganno: le altre persone non sapranno mai fare meglio di te…. o al contrario, lo sapranno fare! E allora non ti sentirai più “indispensabile” al successo dell’attività.

Oppure, le altre persone non riescono a capirti e quindi non seguiranno le tue indicazioni o faranno di testa propria (a tuo parere)… magari vorranno prendere il tuo posto!

A volte, ti senti davvero stanco, ma ammetterlo è difficile, significa ammettere che sei vulnerabile e che anche tu puoi avere delle battute d’arresto. Non è sempre facile concedertelo, perché pensi di sgretolare in qualche modo l’immagine forte e vincente che vuoi a tutti i costi mostrare agli altri.

Imparare a fidarsi e abbandonarsi agli altri è un tema importante sia nel lavoro, che nelle relazioni. Non è certamente semplice ma è l’unico modo che abbiamo, se vogliamo crescere di livello.

“Voglio un sito web, però ci penso ancora un po’ di mesi…..”

Creare un sito web articolato, a differenza di una pagina Facebook (che richiede le stesse cose, ma sicuramente in modo minore), presuppone che tu riesca a organizzare i pensieri, strutturarli in un messaggio, decidere le priorità: cosa metto in alto nella pagina? Cosa in basso? Su cosa punto l’attenzione? L’argomento è sempre quello della scelta.

please focus

È anche una prova della capacità di concentrazione e focus sull’obiettivo finale e sulle azioni che servono per arrivare fino in fondo.

E anche, l’intenzione di dichiarare apertamente COSA VUOI: cosa vuoi dal tuo pubblico? Quale tipo di percorso vuoi fargli fare? Riuscirai a farti capire e ottenere ciò che desideri?

Alcuni clienti si bloccano per anni sulla sitemap del sito: non riescono a immaginarsi cosa deve esserci dentro, non hanno una visione a lungo termine del proprio progetto, per la paura (magari) che sia “troppo” o che potrebbero cambiare idea in corso d’opera. E così, non cominciano del tutto…

Ma una certa dose di cambiamento è sempre da prevedere: nessuno è mai lo stesso di quando ha iniziato! Per questo occorre mantenersi flessibili lungo il percorso, senza nulla togliere al fatto che ci si possa incamminare lo stesso!

“Facebook non mi piace. E nemmeno Instagram o LinkedIn. Odio i social!”

I social sono come entrare in una grande piazza: non sai chi puoi trovare, non sai chi ti guarda, non sai come ti guarda….. non puoi prevedere le reazioni e ti sembra di essere un bersaglio mobile. Fa paura.

Non hai il senso del controllo totale di ciò che scrivi (una volta che l’hai pubblicato, che l’hai scritto, non puoi più fare finta di nulla).

Devi anche prenderti cura del tuo pubblico, rispondere alle domande, quindi diventi responsabile di altre persone.

Ma è anche un modo per crescere e co-creare insieme agli altri, senza i quali un’attività di comunicazione perde metà del proprio significato.

Insomma, come vedi il Personal Branding è ben più di un’attività meccanica! Non significa solo scegliere il fornitore giusto, il template più bello o il preventivo meno caro.

È una vera e propria “palestra psicologica”.

Le difficoltà a comunicare, partire, promuoverti, definire una linea, derivano per lo più da queste convinzioni inconsce che possono limitarti.

In questo caso, può essere spesso molto utile fare delle sessioni individuali prima di iniziare il percorso e durante il percorso stesso, per capire cosa leghi simbolicamente a un’attività di promozione e prevedere le possibili difficoltà che ti ritroverai ad affrontare, trovando delle soluzioni e monitorando il progresso. Agisci in vista di una maggior consapevolezza di te, prima di ogni altra cosa.

Ciò che fa stare bene te stesso, fa stare bene anche il tuo brand.


 

Isabel Colombo Comunicazione dal Cuore

Sono Isabel Colombo, 11 anni “a zig-zag” nel mondo della Comunicazione e una passione sfrenata per il mondo interiore, le relazioni umane, l’evoluzione personale.

Oggi sono Consulente di quella che io amo definire Comunicazione “dal Cuore”, insegnando alle persone a esprimersi autenticamente attraverso la loro attività professionale (e non solo) . Allo stesso tempo, sostengo la crescita personale e spirituale di chiunque abbia voglia di fare un “viaggio dentro di sé” alla ricerca di una consapevolezza matura, accompagnandolo in questa avventura e condividendo ciò che ho sperimentato personalmente per più di 10 anni nei miei percorsi individuali e formativi. Leggi altro su di me >>

 

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