come cambiare le cose: accetta il disagio

La seconda azione da fare per cambiare le cose

Settimana scorsa avevo parlato della prima azione da fare per cambiare le cose; una cosa molto semplice e in apparenza banale, che però è proprio quella che fa partire tutto il processo di trasformazione: accorgersi che qualcosa non va.

“Grazie tante, se voglio cambiare le cose ovvio che mi sono accorto che qualcosa non va!”

Ti capisco se la pensi così.

Vorrei quindi aggiungere a questo pensiero un punto di vista che ti farà intuire quanto in realtà non sia così semplice accorgersi di qualcosa che non va più.

Adattamento e difese

Tutti noi abbiamo delle modalità di adattamento alle cose che ci succedono. Ciascuno mette in atto la propria modalità, un vero e proprio meccanismo di difesa che spesso è automatico e non ci permette più di “accorgerci” con tanta lucidità che qualcosa ha bisogno della nostra attenzione.

Ci sono le persone che si riempiono di millemila attività da fare e “non hanno tempo”, finiscono una cosa e già sono pronte a iniziare quella successiva, oppure ne fanno dieci in contemporanea. Così come invece ci sono persone che “prendono il volo”, fuggono letteralmente da situazioni che pensano di non poter sostenere, credendo che magari non è la situazione giusta per loro, che c’è di meglio da fare… c’è chi razionalizza fino alla morte, giustificando qualsiasi cosa ecc. ecc.

meccanismi di difesa - come cambiare le cose

Insomma, le modalità attraverso le quali ci difendiamo dal vuoto e dalla sensazione di disagio sono tantissime. Aggiungi a questo il fatto che, appunto, sono diventate automatiche. Quindi spesso scattano in maniera inconsapevole. Sentiamo che magari avremmo bisogno di un cambiamento nella nostra vita, ma ci sono così tante cose da fare che non c’è proprio tempo per pensarci sul serio…. e via dicendo.

Noti quindi anche tu che “accorgersi” sembra una cazzata, in realtà non lo è per nulla. Sicuramente un po’ di ricerca personale e di viaggio dentro di sé (e se vuoi essere accompagnato in questo, scrivimi :)) ti può aiutare a raggiungere quel momento di consapevolezza in cui ti rendi conto di voler cambiare un atteggiamento che non ti piace più o sviluppare una potenzialità rimasta inespressa.

Ma una volta che ti sei accorto? Qual è il secondo passo? Per risponderti mi faccio aiutare da un libro che sto leggendo proprio in questi giorni, “La donna ferita” di Linda S. Leonard. E anche in questo caso, il secondo step non sembra un’azione vera e propria. Si tratta infatti di..

Accettare la sofferenza che deriva dall’essersi accorti

Finché si tratta “solo” di rendersi conto, diciamo che la cosa sembra abbastanza semplice (più o meno). Lo step successivo è però restare dentro a quella sensazione di disagio che ti provoca il renderti conto che qualcosa va cambiato.

Il cambiamento presuppone sempre una certa dose di lavoro o comunque un “sovvertimento” dell’equilibrio presente fino a quel momento. Accorgertene può essere doloroso e la vera sfida è restarci, in quel dolore. Sentirlo tutto fino in fondo, evitando di fuggire con uno degli schemi abituali cui ricorri normalmente.

Dolore per che cosa?

Beh, i motivi possono essere tantissimi: magari ti rendi conto di aver in qualche modo interpretato in modo distorto alcune situazioni fino a quel momento, oppure che occorre lasciar andare abitudini o situazioni cui eri affezionato, ma che non servono più alla tua evoluzione.

lasciare vecchie abitudini - let it go

Dolore nell’accorgerti che la tua identità in qualche modo si sta trasformando, o meglio: che ci sono pezzi di te trascurati fino a quel momento e che adesso spingono per emergere. Dare alla luce una creatura porta sempre con sé una certa dose di dolore, per quanto l’esperienza sia meravigliosa e mistica. Ma ne vale sempre la pena.

Puoi avere l’impressione di aver fallito in qualche modo, se ti senti costretto a cambiare le cose; di essere in ritardo rispetto ad alcuni aspetti, o al contrario di aver lasciato troppo spazio ad altri. Ma ecco quello che mi sento di dirti.

Se arrivi al punto di accorgerti, sei un figo!

Hai fatto uno dei passi più grandi e devi esserne fiero. Aprirsi alla consapevolezza e alla possibilità di cambiare non è da tutti ed è sicuramente qualcosa di molto coraggioso. Il fallimento può essere magari una percezione che hai tu, probabilmente più legata a un’idea standard di “successo” che ti porti dietro da tempo.. ma “fallire”, e successivamente riprovare e aggiustare il tiro, è qualcosa che hanno fatto e continuano a fare tutte le persone che hanno raggiunto grandi traguardi.

Questo perché continuano a guardare con onestà cosa funziona e cosa invece ha bisogno di essere cambiato. Si accorgono e accettano la sofferenza di accorgersene. Accettano la sensazione di vuoto, di smarrimento, di rabbia; si lasciano attraversare dalle emozioni e le trasformano in determinazione creativa per cambiare le cose.

Quando queste emozioni vengono invece negate, non scompaiono mai; vengono relegate in qualche angolo del tuo inconscio, ma continuano a cercare il modo di farsi sentire, magari attraverso i segnali del corpo. Il disagio da qualche parte salta fuori ed è un messaggero, non un nemico.

Quindi, il secondo step per cambiare le cose è: restaci per un po’, nel disagio. Facci amicizia, parlagli come se fosse un vecchio amico, dagli spazio. Sarà proprio lui che ti indicherà da che parte andare per proseguire il tuo viaggio da crisalide a farfalla.

(photo credit: Tom Swinnen via Pexels)


Isabel Colombo Comunicazione dal Cuore

Sono Isabel Colombo, 11 anni “a zig-zag” nel mondo della Comunicazione e una passione sfrenata per il mondo interiore, le relazioni umane, l’evoluzione personale.

Oggi sono Consulente di quella che io amo definire Comunicazione “dal Cuore”, insegnando alle persone a esprimersi autenticamente attraverso la loro attività professionale (e non solo) . Allo stesso tempo, sostengo la crescita personale e spirituale di chiunque abbia voglia di fare un “viaggio dentro di sé” alla ricerca di una consapevolezza matura, accompagnandolo in questa avventura e condividendo ciò che ho sperimentato personalmente per più di 10 anni nei miei percorsi individuali e formativi.  Leggi altro su di me >>

Non è un hobby. È il mio lavoro.
La prima azione da fare per cambiare le cose.

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