mandare newsletter funziona

Inviare newsletter funziona ancora?

Lascio un attimo da parte i temi di relazione e psicologia che tanto amo per tornare a parlare di uno strumento di comunicazione: la bistrattatissima newsletter.

Anni e anni di mail spammose hanno fatto sì che la repulsione per le newsletter si diffondesse a macchia d’olio, pensando che fosse uno strumento minaccioso e dannoso per l’immagine del proprio brand…. una specie di pianta carnivora del web.

Ma dimmi la verità: davvero davvero davvero……. DAVVERO non hai mai aperto una newsletter, per vedere cosa c’era dentro? Quante volte ti è capitato, nell’ultimo mese? 1,2, 3…. con tutte le newsletter che ricevi….. dai, dillo alla zia Isa, non lo spiffero a nessuno……

Domanda più difficile: non hai mai, mai e poi MAI…. cliccato su un pulsante che si trovava all’interno di quella newsletter? Magari il pulsante ti proponeva lo sconto del 40% alla Feltrinelli… o una super offerta imperdibile dell’ultimo IPhone da Euronics….. il nuovo catalogo in formato pdf dell’Ikea!!! O ancora, il corso per imparare a usare LinkedIn, tu che ti senti ancora una capra con quel social….

Per non parlare di tutte le info utili che hai letto su viaggi, ristoranti, formazione professionale, novità del tuo artista preferito ecc. ecc. ecc.

La newsletter è con noi…e nemmeno ce ne accorgiamo

Siamo quindi circondati da newsletter e ne leggiamo parecchie, senza rendercene conto. È vero, ce ne sono tante ed “è proprio questo il problema!”, mi dirai.

A ben guardare però, il problema non è la newsletter in sé, ma come viene utilizzata. Ci sono diverse variabili di cui tenere conto, nel momento in cui decidi di utilizzarla per la tua attività professionale.

Una di queste variabili scarseggia o è addirittura assente? Tombola! Ecco dove ti occorre lavorare per fare sì che la newsletter funzioni! Ma se stai attento a ogni passaggio, potresti davvero rimanere stupito dai risultati.

1| Mailing List: quantità e qualità

Tu e la tua mailing list, cioé l’elenco degli iscritti alla tua newsletter, dovreste essere Best Friends Forever. Crearla e farla crescere è un processo continuo, che ha bisogno di cure e aggiornamenti.

Della mailing, sono importanti due aspetti: quantità e qualità.

E qua sorge la domandona: meglio avere tanti contatti a muzzo (trad. a caso, per chi non usasse il mio slang) o meglio pochi contatti super profilati?

E io rispondo: ma perché non entrambe le cose?

Ti dirò una cosa che ti piacerà (più che altro perché risparmi!): comprare pacchetti di 100.000 contatti da aziende che lo fanno di mestiere (e che si fanno pagare anche cifrette mica da ridere) non serve e non ti darà garanzia di essere letto. Spesso si tratta di liste dove c’è dentro un po’ di tutto, con persone scarsamente o per niente profilate, quindi non sai chi sono, dove stanno, cosa fanno, quali interessi hanno, se possono essere potenzialmente interessate al tuo prodotto…

Anzi, potrebbe addirittura essere dannoso per la tua immagine e per le tue comunicazioni, anche perché se centinaia di persone iniziano a segnalarti come indirizzo spammoso, le tue future newsletter saranno sempre meno efficaci e finiranno direttamente nel cestino (…canestro!)

Quindi, inutile avere millemila contatti, se questi manco ti hanno sentito una volta e magari gli proponi degli sci, quando loro odiano la neve…

Sempre bene quindi lavorare innanzitutto di qualità: fare in modo che i contatti si iscrivano per un motivo preciso (per scaricare dei materiali utili, per leggere news e aggiornamenti interessanti, perché sei bello…. no scherzo, però se si iscrivono per quel motivo, complimenti all’ottimo lavoro di styling e servizio fotografico che ti sei fatto fare :-P!), magari segmentandoli in base all’interesse che dimostrano o a particolari dati anagrafici. È un lavoro più lungo, ma alla lunga dà risultati migliori.

E oltre alla qualità, chiaramente, occorre fare in modo che la lista continui a crescere: posso avere 5 persone super profilate……. ma perché non averne 500?

2| Acquisizione della mail: dove e perché?

Non hai una mailing list o quella che hai non cresce? Non è che magari hai dimenticato di mettere un posto dove far iscrivere la gente e un motivo per iscriversi?

Per posto, intendo un box, un form, un pop-up, una landing page, qualsiasi spazio dedicato che tu possa inserire nel tuo sito (ed ecco uno dei motivi per cui è bene che anche tu abbia un sito web), dove le persone di buona volontà possano lasciarti quel brevissimo indirizzo con la chiocciolina in mezzo e magari ottenerne un vantaggio di qualche tipo in cambio.

Infatti il classico box “Iscriviti alla newsletter!” potrebbe dire poco o nulla: che cosa trovo nelle tue mail? Perché dovrebbero essere utili? Per quale motivo dovrei lasciare il mio indirizzo?

A meno che la persona non sappia già benissimo di cosa tratti e sia un tuo fan sfegatato, è raro che qualcuno si iscriva senza sapere perché lo sta facendo.

Utilissimo quindi creare materiali e contenuti scaricabili, piccole guide pdf, mini video corsi, sconti da usare immediatamente per degli acquisti dal tuo e-commerce… insomma, dai un motivo chiaro e subito fruibile, per avere in cambio la mail del tuo lettore.

3| Contenuto: meglio se è un racconto

“Ok, ma cosa ci scrivo nella mail??”

Una delle classiche frasi dei miei clienti è questa: cosa diamine ci infilo, se non ho news, aggiornamenti, nuovi prodotti? Beh, ma non c’è mica bisogno di avere qualcosa di cui scrivere, per scrivere!! Cerco di sbrogliarti la matassa: hai un sacco di materiale a portata di mano per scrivere mail interessanti (ti ricordi come trovare idee per scrivere i post del tuo blog? Ecco, praticamente la stessa cosa)

Il punto è questo: le persone non vogliono solo ricevere le tue promozioni, vogliono anche e soprattutto ricevere:

  • info utili
  • ispirazione e motivazione
  • svago
  • idee per gli acquisti
  • soluzioni a un problema

Per tutte queste tipologie di contenuto, puoi creare un messaggio che sappia più di racconto e stimoli le emozioni del lettore (qua ti davo 4 esercizi di storytelling)

Altro di cui tenere conto? Beh, il messaggio dev’essere il più chiaro e diretto possibile. Cioè, ok creare il racconto, ma poi devi dire dove vuoi andare a parare.

E -personalmente- ritengo che sia meglio inserire un solo breve messaggio principale con una sola Call To Action (cioè un solo pulsante di invito all’azione), per evitare di confondere le idee a chi legge e fargli digerire una semplice informazione. Puoi aggiungere info minori qua e là, ma solo se sono davvero poche e in casi particolari.

Poi ci sono anche quelli cui piace la newsletter piena zeppa di info e pulsantoni colorati. Loro sono di un’altra scuola.

4| Regolarità: la virtù sta nel mezzo

Per caso hai inviato una sola newsletter…… e poi il buio? No perché se no capisco che non funzioni per te! La newsletter ha bisogno di una certa regolarità, un po’ come per i post sui social. Se la gente ti vede una volta e poi non ti vede più per 8 mesi, o pensa che tu sia partito per l’Alaska…. o non ti pensa proprio! Siamo nella testa delle persone meno di quanto pensiamo e c’è quindi bisogno che siamo noi i primi a ricordare la nostra esistenza.

A me succede spesso, per esempio, di vedere una pubblicità fighissima che magari mi interessa pure, ma al momento non prendo nota del nome dell’azienda…. poi quando ci ripenso, non mi ricordo più chi fosse! E se non la rivedo una seconda o terza volta, mi dimentico completamente.

È un normale processo mentale: la ridondanza crea familiarità e vicinanza. Ci fa abituare a qualcosa che prima guardavamo con sospetto e qualche punto interrogativo, ma che poi diventa parte della nostra quotidianità. Per cui, se devo scegliere tra Mulino Bianco e una marca Aeroplano (leggasi: marca mai sentita prima, di dubbia qualità, almeno nella mia mente), probabilmente scelgo la prima, anche perché associo valori come la natura, il Made in Italy, la cura per le materie prime……. Antonio Banderas e Rosita….. queste cose qui insomma.

Allo stesso tempo, il troppo stroppia: il mio cervello si abitua, ma è anche capace di eliminare dalla mente le informazioni che ritiene inutili o comunque di “anestetizzarsi” a stimoli che riceve troppo frequentemente.

Quindi, sii costante, con un po’ di buon senso! Una newsletter alla settimana va bene, ma puoi anche provare con una ogni 15 giorni…. o anche due alla settimana, magari cambiando il taglio e il tipo di contenuto.

Fai le tue prove e poi decidi.

Ok, direi che per oggi ce n’è a iosa! Se non hai dimestichezza con la newsletter, c’è già un bel po’ di lavoro da fare. Non mi sono soffermata sull’aspetto estetico e la grafica… ovvio che è importante! E se non sai che strumento usare, ti suggerisco Mailchimp per cominciare. È facile, friendly e propone già dei template interessanti che puoi sfruttare per iniziare. È inoltre gratuito fino a 2.000 contatti.

Ancora convinto che la newsletter non funzioni :)?


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Isabel Colombo Comunicazione dal Cuore

Sono Isabel Colombo, 10 anni “a zig-zag” nel mondo della Comunicazione e una passione sfrenata per il mondo interiore, le relazioni umane, l’evoluzione personale.

Oggi sono Consulente di quella che io amo definire Comunicazione “dal Cuore”: insegno ai professionisti a esprimersi autenticamente attraverso la loro attività e li guido nella scelta degli strumenti giusti per farlo. Non sono una psicologa, né una coach.. semplicemente, penso che il cuore abbia proprio una bella forma!

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Sai usare la tua voce?

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